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Compassion Focused Therapy: cos’è davvero e perché può aiutarti quando l’autocritica ti divora

La Compassion Focused Therapy (CFT), in italiano Terapia basata sulla Compassione, è un approccio psicoterapeutico appartenente alle psicoterapie cognitivo-comportamentali di terza generazione, integrate con pratiche di mindfulness.

È stata sviluppata dallo psicologo britannico Paul Gilbert nei primi anni Duemila a partire dai suoi studi su emozioni difficili come vergogna, senso di colpa e autocritica. Gilbert osservò che molte persone, pur comprendendo razionalmente l’illogicità dei propri pensieri negativi, continuavano a provare un forte senso di inadeguatezza.

La CFT nasce proprio per colmare questo divario tra comprensione mentale ed esperienza emotiva, aiutando la persona a sviluppare compassione verso sé stessa. Non significa giustificare ogni comportamento, ma imparare a trattarsi con maggiore gentilezza e comprensione.

In un percorso terapeutico con una psicologa e psicoterapeuta a Jesi, questo approccio può aiutare a riconoscere e trasformare il dialogo interiore severo e giudicante.

Perché l’autocritica può diventare una prigione mentale

Molte persone convivono con una voce interiore severa che giudica ogni scelta e amplifica ogni errore. Questa autocritica può sembrare uno stimolo a migliorarsi, ma nel tempo rischia di diventare una vera prigione mentale.

La Compassion Focused Therapy parte dall’idea che il nostro cervello sia regolato da diversi sistemi emotivi: difesa, ricerca di obiettivi e sicurezza. Quando l’autocritica domina, il sistema di minaccia resta costantemente attivo, alimentando ansia, senso di inadeguatezza e stanchezza emotiva. La CFT lavora proprio su questo equilibrio, aiutando la persona a sviluppare un atteggiamento più sicuro e accogliente verso sé stessa.

Nei percorsi con una psicologa per età adulta, spesso emerge come questa autocritica abbia radici profonde in esperienze di giudizio o aspettative molto elevate, e comprenderle rappresenta il primo passo per costruire un dialogo interiore più gentile e realistico.

Coltivare la compassione verso sé stessi

Uno degli obiettivi principali della Compassion Focused Therapy è sviluppare una competenza emotiva spesso trascurata: la capacità di essere compassionevoli con sé stessi. La compassione, in questo contesto, non significa evitare le responsabilità o negare gli errori. Significa piuttosto riconoscere la propria sofferenza, comprenderne le cause e scegliere di rispondere con cura invece che con punizione.

Nel lavoro terapeutico questo processo avviene gradualmente. La persona impara a osservare i propri pensieri senza identificarvisi completamente, a riconoscere il linguaggio duro dell’autocritica e a sostituirlo con una voce interiore più equilibrata. Questo cambiamento ha effetti concreti: riduce la vergogna, migliora la regolazione delle emozioni e favorisce un senso di stabilità interiore.

Molte persone scoprono che il vero problema non è tanto l’errore commesso o la difficoltà vissuta, ma il modo in cui si trattano quando accade qualcosa di difficile. In un percorso con una psicologa per insoddisfazione esistenziale, la CFT può aiutare proprio a sciogliere quel nodo interno fatto di confronto continuo, giudizio e senso di non essere mai abbastanza.

Coltivare la compassione significa imparare a riconoscere la propria umanità, fatta di limiti ma anche di possibilità di crescita. Ed è proprio da questo nuovo atteggiamento interiore che spesso nasce il cambiamento più profondo.